buon anno da donaldo
Parte bene il 2026, gli USA hanno attaccato il Venezuela. Tanto per non lasciare troppe righe vuote nei libri di storia tra una cronologia di una guerra all'altra.
Donald Trump è uguale Vladimir Putin, nei loro atti non c'è alcuna differenza. Per noi che guardiamo qualche differenza c'è. Questa cosa succede dall'altra parte del pianeta, è distante, a parte le prime pagine di questi giorni c'è il concreto rischio che diventi rumore di sottofondo. Se ci pensate è la stessa cosa vista a parti invertite degli americani nei confronti dell'Ucraina.
Ovviamente le notizie di queste ore sono incomplete nel suo essere, quello che sappiamo che Trump ha ordinato una "operazione speciale", esattamente come quella che era nelle intenzioni di Putin, che però qualche risultato lo ha prodotto.
Il presidente del Venezuela e sua moglie sono stati esfiltrati militarmente, e sarebbero in viaggio verso New York. Dove, con tutta l'assurdità del mondo, saranno processati per crimini contro gli Stati Uniti. L'accusa sarebbe quella di aver favorito il narcotraffico.
Dico assurdità, ma ci sarebbero sicuramente altri termini. Un presidente di una nazione, anche non fosse stato eletto in modo del tutto trasparente, non si capisce per quale motivo deve rispondere di crimini presso un tribunale che per ovvie ragioni non riconoscerà in quanto tale. Senza contare che sarà tutto da vedere la parte giuridica americana, non so quanto questa coercizione sia di fatto utilizzabile in un processo.

Dall'altra parte questa prova di forza è alquanto disturbante, perché Trump sta dicendo che nessuno in tutto il pianeta può ritenersi immune alle leggi americane, anche se si risiede in un altra nazione, persino se si è il primo cittadino.
Tuttavia, nella seppure più ben riuscita operazione speciale americana, rispetto alla disastrosa russa, le linee di comando Venezuelane sono rimaste di fatto intatte. Certo il colpo mediatico di Maduro in manette non è secondario, ma allo stesso tempo come ogni sistema di governo, anche il "primus inter pares" è rimpiazzabile per default da procedure pre-definite.
Da quanto emerge l'idea di Trump è prendere il controllo, attraverso le aziende americane, del petrolio Venezuelano. Anche questa una stortura non da poco, considerando che appunto per fare questo significa prendere il controllo del territorio. E un controllo simile, viste poi i vaneggiamenti di Donaldo, viene quasi da pensare che il Venezuela venga assoggettata a colonia americana a qualche titolo.
Una follia, visto che persino il Venezuela medesimo ha delle divisioni interne. Una ingerenza per giunta forzosa e forzata con le armi, dubito che non preveda una resistenze interna a tempo indeterminato.
Una seconda chiave di lettura è che tutto ciò sia anche un chiaro messaggio alla Cina e di riflesso ai Brics, dato che la nazione aggredita aveva dato la sua candidatura nel 2024.
Il Venezuela aveva come scambi commerciali proprio gli Stati Uniti, ma come seconda nazione in forte ascesa proprio il governo cinese, che aveva non poche mire sulle risorse di idrocarburi e miniere di terre rare.
Oramai da decenni i cinesi assoggettato infrastrutture di paesi terzi con la sola forza dei soldi, cioè comprano e stringono accordi di partenariato con i vari governi. In pratica un colonialismo soft, e sicuramente più intelligente che non far volare bombe sopra la testa delle persone. Con la potenziale adesione ai Brics da parte del Venezuela è evidente che poi gli Stati Uniti avrebbero definitivamente perso la loro unica influenza, ovvero quella commerciale.
Se l'operazione gli dovesse riuscire, metterebbero piede in america latina e di fatto andrebbero ad accerchiare il Messico, vero cruccio di the Donald.
Insomma, comunque vada sarà un disastro. Nel frattempo vedremo le piroette più improbabili di politici, opinionisti e giornalisti. Ormai ridotti a cazzari mediatici neanche fossero degli ultras allo stadio di domenica.


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